Ponte tra Colorno e Casalmaggiore, Gibertoni (M5S): “Incerottamento non è unica soluzione. Valutare anche progetti alternativi”

“L’incerottamento del ponte tra Colorno e Casalmaggiore non è l’unica soluzione percorribile per ripristinare un collegamento molto importante tra le due sponde del Po. Come è stato spiegato in un incontro pubblico qualche mese fa prevedere la sostituzione dell’impalcato attuale con uno metallico leggero e antisismico lasciando in sede le pile avrebbe una tempistica e una spesa in linea con l’ipotesi dell’incerottamento ma con una vita utile di ben 5 volte superiore, ovvero 50 anni contro 10, con garanzie certe di evitare ulteriori blocchi in futuro, che invece deriverebbero con certezza dall'”incerottamento”. Ecco perché crediamo che questa soluzione debba essere presa in considerazione”. È questa la richiesta di Giulia Gibertoni contenuta in un’interpellanza presentata alla Giunta regionale sulla situazione del ponte sul Po tra Colorno (in provincia di Parma) e Casalmaggiore (in provincia di Cremona), che dal 7 settembre 2017 è chiuso totalmente a causa di gravi problemi di collassamento di alcune travi.

“Secondo la perizia eseguita dalla Provincia di Parma il ponte è da ricostruire e si può proporre solo una soluzione temporanea di “incerottamento” delle travi ammalorate – spiega Giulia Gibertoni – In realtà altre valutazioni suggerirebbero la possibilità di poter mantenere in sede le pile del ponte, che risultano adeguate a mantenere la vita utile del ponte per un secolo, così come previsto al momento della sua costruzione alla fine degli anni ’50 del secolo scorso. Per esempio il professor Edmondo Vitiello (un tecnico con esperienza cinquantennale nel settore) e l’ingegner Gerevini nell’incontro pubblico che si è tenuto proprio a Casalmaggiore nel febbraio scorso hanno illustrato la bozza di un progetto per sostituire l’impalcato attuale con uno metallico leggero e antisismico lasciando in sede le pile con una tempistica e con una spesa sovrapponibile al mero “incerottamento” ma con una vita utile di ben 5 volte superiore”. Una soluzione presentata anche alla Provincia di Parma che però non ha mai rilasciato nessun parere in merito nonostante i dubbi relativi all’incerottamento del ponte siano stati espressi anche da un organismo tecnico della Regione che avrebbe indicato come necessaria la valutazione della sicurezza per tutta la struttura con un possibile declassamento del ponte stesso.

“La costruzione di un nuovo ponte di quelle dimensioni costerebbe oltre 100 milioni di euro e appare una scelta di buon senso valutare adeguatamente e formalmente soluzioni conservative di lungo termine, come pare essere quella presentata a febbraio – conclude Giulia Gibertoni – Ecco perché chiediamo alla Regione di intervenire valutando anche di sollecitare l’AIPO a predisporre eventualmente strutture di emergenza per consentire il transito di veicoli leggeri nelle fasi di inagibilità dei ponti, fasi sempre più frequenti per buona parte dei ponti sul Po”.